improvvisazione

Steve Lacy, dal libro “l’improvvisazione, sua natura e pratica in musica”di Derek Bailey, 1980

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“Quello, a mio avviso, è il posto della musica; sul limite tra il noto e l’ignoto, ed è verso l’ignoto che bisogna........."

spingerla, sempre, altrimenti è la sua morte, e la nostra”.
“Sono attratto dall’improvvisazione per via di qualcosa che, a mio avviso, ha grande importanza. Si tratta di una freschezza, di una qualità particolare, che si può ottenere solo improvvisando; qualcosa che sfugge alla scrittura. Ha qualcosa a che fare con l’idea di “limite. Stare sempre sul confine con l’ignoto, pronti al salto. E quando si parte, dietro ci sono tutti gli anni di preparazione e si è ricchi della propria sensibilità ma è sempre un salto nell’ignoto e ci sono gli strumenti che si sono preparati ma è sempre un salto nell’ignoto. Se con quel salto si trova qualcosa, allora quello ha per me un valore più grande di qualsiasi cosa si possa preparare. Ma rimango legato anche a quello che si può preparare, specie per come ti può condurre sul “limite”, come dicevo prima. Quello che scrivo serve ad arrivare con certezza a quel punto, di modo che sia possibile trovare il resto. In realtà è proprio “il resto” quello che mi interessa veramente e credo che quello costituisca la sostanza del jazz”.